Dal caso Salis alla crisi francese: l’intervista a Sandro Gozi da Strasburgo

Sandro GOZI in the EP in Strasbourg

Lo scrutinio segreto al Parlamento europeo ha approvato l’immunità per l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis. Ci racconta tutto il nostro Leonardo Panetta, che si trova proprio lì a Strasburgo con l’europarlamentare Sandro Gozi.

Panetta:
Un voto sul filo: 316 favorevoli, 305 contrari. Molte le assenze in Aula. Onorevole Gozi, il suo gruppo, come tutto il centrosinistra e la sinistra, ha votato compatto a favore di Ilaria Salis, che dunque mantiene l’immunità.

Gozi:
«Abbiamo votato a favore non perché condividiamo le posizioni politiche di Ilaria Salis, ma perché riteniamo che oggi in Ungheria non ci siano le condizioni per un giusto processo né per il pieno rispetto dello Stato di diritto. La magistratura non è indipendente e dal punto di vista istituzionale non potevamo consegnare un membro del Parlamento europeo nelle mani di un sistema che presenta gravi criticità sui valori fondamentali».

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Panetta:
Siamo a Strasburgo, ma inevitabilmente si parla anche di Francia. Lei è un esponente del gruppo che fa capo al movimento creato da Emmanuel Macron. La situazione francese appare complicata: crisi di governo, il premier che ha rimesso il mandato, ipotesi di nuove elezioni e perfino voci di dimissioni per il presidente Macron. Qual è la sua lettura?

Gozi:
«In questo momento l’unico che ha vinto due elezioni è Emmanuel Macron. Non vedo alcun motivo perché si dimetta, e spero che non ci pensi nemmeno. Il problema è che nessun partito ha vinto davvero le ultime elezioni, ma tutti i gruppi si comportano come se avessero la maggioranza assoluta. Questo sta paralizzando l’Assemblea nazionale.

Noi contiamo sul senso di responsabilità dei partiti che hanno governato la Francia per decenni, socialisti e gollisti – oggi Repubblicani. La Francia ha bisogno di un bilancio, le forze parlamentari devono cooperare. Mi pare che, sia tra i socialisti sia tra i Repubblicani, qualcosa si stia muovendo. Il ministro Bruno Retailleau, che inizialmente aveva bloccato le discussioni e spinto Sébastien Lecornu a rimettere il mandato, oggi ha aperto a ipotesi di coabitazione. Una timida apertura c’è, ed è fondamentale.

Perché se anche si tornasse al voto, i dati ci dicono che nessuno avrebbe la maggioranza assoluta. Forse l’estrema destra potrebbe rafforzarsi, ma non arriverebbe comunque alla maggioranza. Quindi il rischio è ritrovarsi nella stessa situazione: o i partiti collaborano, oppure la crisi si prolungherà in maniera inedita e pericolosa».

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Panetta:
Eppure, un recente sondaggio mostra che potrebbe esserci quasi un “fronte repubblicano†a sinistra. Ma le posizioni di Jean-Luc Mélenchon sembrano complicare le cose.

Gozi:
«Mélenchon e la sua estrema sinistra sono i migliori alleati di Marine Le Pen, e lo fanno gratis. Le sue posizioni antisemite, le assurdità su Israele e sull’Ucraina, la violenza verbale in Aula e il movimentismo continuo rendono l’estrema sinistra totalmente irresponsabile. In questo gioco degli specchi, finiscono per far apparire l’estrema destra meno pericolosa di quanto sia. Ma io credo che entrambi, Le Pen e Mélenchon, rappresentino un rischio enorme: non solo per la Francia, ma anche per l’Europa».

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Panetta:
Le chiedo anche una battuta sul Medio Oriente. A Il Cairo sono in corso trattative per una tregua a Gaza. Hamas ha respinto l’ipotesi che Tony Blair possa avere un ruolo di governo. Che prospettive vede?

Gozi:
«Credo che Tony Blair svolgerebbe perfettamente quel ruolo. Ma soprattutto è fondamentale mantenere alta la pressione internazionale, perché questa è l’unica strada. Hamas è di fronte a un bivio: accettare il piano o scomparire. Ricordo che Hamas è un’organizzazione terroristica: già il fatto che sieda a un tavolo negoziale è per loro un grande risultato.

Oggi è il 7 ottobre: due anni fa Hamas compì un massacro che non ha nulla a che vedere con la resistenza, come alcuni irresponsabilmente sostengono, anche in Italia. Fu terrorismo puro, il più grave dalla Seconda guerra mondiale. Proprio per questo, la pressione deve continuare: perché Hamas accetti il piano. È l’unica via possibile, e dobbiamo tutti spingere in questa direzione».

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