“Gozi: ‘Chiedere le dimissioni di Macron è un errore gravissimo’”
PARIGI – “Chiedere le dimissioni di Emmanuel Macron è un grave errore“ dice Sandro Gozi, eurodeputato di Renew e attuale segretario del Partito democratico europeo. A differenza di altri alleati storici del capo dello Stato, Gozi non prende le distanze in questa fase di impopolarità del macronismo e paventa anzi il rischio di “destabilizzare l’istituzione della Presidenza della Repubblica mentre il parlamento è già in crisi”.
Dall’Italia, come altrove in Europa, si guarda alla crisi politica francese con molta preoccupazione, come se l’instabilità fosse diventata cronica. Cosa è successo, e dove ha sbagliato Emmanuel Macron, se ha sbagliato lui?
“Capisco le preoccupazioni, perché parliamo di una grande economia della zona euro, di un Paese fondatore dell’Unione europea, e di un presidente che continua a esercitare una leadership su questioni fondamentali come l’Ucraina, Gaza o le Nazioni Unite. Si è arrivati qui perché la società francese è profondamente cambiata, ma le forze politiche non vogliono capirlo».
Cos’è cambiato?
“Chi sostiene che il blocco centrale sia stata solo una parentesi o che il macronismo sia un fenomeno temporaneo non guarda la realtà. Oggi la Francia è divisa in tre blocchi. Sono tre blocchi sociali, territoriali e politici.C’è un blocco che guarda all’estrema destra e che resta stabile attorno al 30 per cento, con Marine Le Pen o Jordan Bardella. C’è poi un blocco più piccolo che guarda all’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon, con tratti comunitaristi e islamo-gauchistes. E infine esiste un blocco centrale, composto dalla classe media europeista. I risultati elettorali riflettono questa tripartizione. Il problema è che in parlamento si continua a pensare che si possa tornare al vecchio schema destra-sinistra, ma non sarà così”.
Questa tripartizione è l’ostacolo principale?
”Anche se si tornasse alle urne, il risultato sarebbe molto simile a quello del luglio 2024, forse con un’estrema destra più forte ma senza una maggioranza chiara. Il primo errore dei partiti è pensare di poter tornare a un bipolarismo che non esiste più. Ognuna di queste forze parlamentari si comporta come se avesse la maggioranza assoluta e pretendesse che gli altri accettino le proprie condizioni. Questo è il problema fondamentale”.
Macron ha commesso errori nella gestione di questa crisi?
“Forse si poteva mettere alla prova la sinistra fin dall’inizio del risultato elettorale di luglio 2024, per verificare se fosse davvero in grado di proporre una soluzione. Ora la via d’uscita passa per un accordo tra le forze dell’arco repubblicano. E per me né Le Pen né Mélenchon ne fanno parte. Un altro errore è stato probabilmente non provare introdurre una dose di proporzionale. Con tre blocchi così radicati, un sistema parzialmente proporzionale, pur mantenendo una base maggioritaria, potrebbe dare più libertà e meno rigidità alle forze parlamentari”.
E perché questa incapacità di fare compromessi e alleanze?
“Molti leader, inclusi quelli della maggioranza come Édouard Philippe e Gabriel Attal, dovrebbero dimostrare più maturità politica. Ci vogliono più adulti nelle stanze della politica francese. Oggi vediamo chi, come Mélenchon, Olivier Faure o Marine Le Pen, rivendica vittorie che non ha mai avuto, e chi, accecato dalla prospettiva presidenziale, fa di tutto per far dimenticare di essere stato macronista. È uno spettacolo che la Francia non si merita. E neppure l’Europa”.
Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale è ancora evitabile?
“Sì, se si comincia a comportarsi da adulti e si smette di fare a gara per prendere le distanze da Macron. Se invece si resta in questa impasse, lo scioglimento diventa inevitabile. Ma non credo che porterebbe a un chiarimento politico: anche con nuove elezioni, nessuno avrebbe la maggioranza assoluta”.
Il rischio è che la destra repubblicana finisca per allearsi con l’estrema destra?
“È un rischio concreto. Ci sono spinte in quella direzione, e non è un caso che da due anni i media vicini a Vincent Bolloré, da CNews a Le Figaro Magazine, fino a Valeurs Actuelles, ci martellino con l’esempio italiano, presentando Giorgia Meloni come una grande storia di successo. È una manovra chiara per spingere la destra repubblicana verso un accordo con l’estrema destra. Lo scioglimento del parlamento potrebbe accelerare questo scenario”.
Quale dovrebbe essere, allora, la via d’uscita?
“Bisogna lavorare subito a un accordo su alcuni punti di bilancio, magari introducendo un contributo maggiore da parte delle grandi fortune, perché è un’esigenza sociale molto sentita. Questo permetterebbe di stabilizzare la situazione e di dare una risposta politica seria, senza precipitare di nuovo nelle urne”.
Cosa pensa delle recenti dichiarazioni di Édouard Philippe, che ha evocato le dimissioni di Macron?
“È la corsa ad allontanarsi da Macron da parte di chi, come Philippe o Attal, gli deve tutto. Prima di Macron, erano figure sconosciute in Francia. Credo che entrambi abbiano molta fretta di prendere le distanze, ma è una strategia fallimentare. Philippe ha commesso un grave errore tattico. Non capisco come l’elettorato macronista potrebbe sostenerlo mentre chiede le dimissioni di Macron, l’unico che abbia davvero vinto le elezioni in Francia, nel 2017 e nel 2022”.
Un addio anticipato del capo dello Stato non è un’opzione?
“Assolutamente no. Non vedo perché l’unico che ha ottenuto una vittoria elettorale chiara dovrebbe dimettersi. Sarebbe un errore gravissimo: significherebbe destabilizzare anche l’istituzione della Presidenza della Repubblica, dopo che il parlamento è già in crisi. Bisogna adattare l’Assemblea nazionale alla nuova realtà sociale e politica del Paese, non demolire ciò che resta delle sue istituzioni”.








